La vera forza

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La vera forza

Messaggio Da Love addict il Mar 12 Apr - 0:45

Ciao a tutti/e,
sono nuova in questo forum, e nuova alla piena consapevolezza di essere una dipendente affettiva.
Ho iniziato un percorso di psico-terapia e sto scoprendo (anche leggendo molto) in maniera consapevole, solo da pochissimo, quanto siano diffuse queste dinamiche.

Ho "amato" qualcuno nell'ultimo anno e mezzo, e per la prima volta nella mia vita ho sperimentato forti attacchi di panico per il suo essere assente alla vita, a se stesso, all'amore, all'amicizia, alla famiglia. Una persona in difficoltà e a sua volta pieno di ansie, tanto da svenire, alternava fasi depressive e fasi nervose. Pane per i miei denti. Condividevamo i nostri vuoti, e ci siamo drogati di uno stare insieme che era solo evasione. Ho creduto di amarlo in un modo mai provato prima, emozioni di una forza inaudita, che a distanza di giorni o addirittura poche ore, si trasformavano in dolori indicibili, paralisi del corpo, nausee e vomito nel cuore della notte. Ma io facevo finta di niente. Dovevo solo dimostrare di essere forte e la mia tenacia avrebbe cambiato le cose, un giorno saremo stati felici insieme.

Non ho più contatti con lui da sole 3 settimane. E' stato lui a chiudere al suo primo attacco di ansia avuto a causa della nostra storia, io avrei continuato a soffrirne pur di avere ancora la mia dose. Ora il tempo è cambiato, scorre più lento. Crisi di astinenza, pianti, rabbia, rancore, gelosia: tutto arriva e poi se ne va lasciandomi sfinita nella quotidianità. Solo a volte, durante una passeggiata al mare, un'uscita con le amiche, o una risata per qualcosa di assurdo, mi invade un senso di pace, e capisco, come un'epifania, che in fondo non va così male, perché ho sempre me, il mio corpo, la mia testa, le uniche cose che mi servono. Tutto il resto può anche sparire. In quei rari momenti sento che in fondo mi voglio bene. Fino alla prossima crisi.

Il terapeuta che mi segue sostiene che in questa fase non mi fa bene essere iperattiva, così sto cercando di lasciar andare. Non mi oppongo né alle crisi, né ai brevi attimi di tranquillità. So qual è la strada da intraprendere, è lunga, ma sono determinata nel volerla portare a termine. Nel frattempo il mio corpo reagisce male al disinganno della mente, ma devo solo avere pazienza, non forzarmi, imparare a conoscermi a fondo e infine amarmi per come sono, proteggermi, coccolarmi, ne sono capace e soprattutto, posso farlo solo io. E' questa la vera forza.

Provate quest'esercizio, lasciarle spazio quando arriva...







Love addict

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Re: La vera forza

Messaggio Da admin il Mer 13 Apr - 11:04

Ciao Love addict,
piu' che benvenuta!
grazie di cuore per il tuo intervento e la tua bellissima testimonianza!

Hai descritto momenti davvero drammatici di sofferenza anche fisica e la dinamica della ricerca della "dose".
Si abbiamo tanta forza dentro e tanto amore per noi stessi da tirare fuori...

Sono felice che stai leggendo molto: sapere è potere! Knowledge is power! ;-)
E sono felice che tu sia in terapia.

Continua araccontarci di te! Grazie!

Luce

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Re: La vera forza

Messaggio Da Love addict il Mer 13 Apr - 14:22

Ciao Luce,

piacere di conoscerti! E che piacere ricevere la tua risposta! Smile

Sono d'accordo sul potere della conoscenza e della condivisione, perché per troppo tempo non ho voluto "guardare" determinate cose, tenendole nascoste a me stessa e anche agli altri, per la troppa paura e col disagio di essere sbagliata, diversa. Senza sapere dove appigliarmi, né da dove cominciare, e per di più ingannandomi di poter continuare così.

Riconoscere il problema è solo il primo passo. Ma è un grande passo.

Avrei una piccola richiesta: vorrei leggere di persone che sono riuscite a correggere il loro modo di vedere se stessi e a uscire da questa trappola, arrivando a relazioni più sane e bilanciate. C'è qualche testimonianza di questo tipo nel forum? O da qualche altra parte in rete?

Ti ringrazio.

Abbracci virtuali.

L.A.












Love addict

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Re: La vera forza

Messaggio Da admin il Mer 13 Apr - 14:43

Questa è la mia, pubblicata anche nel primo dei 12 passi qui nel forum, spero ti sara' utile :-):

Ero una bella, divertente, intelligente, gentile bambina ed ero la saggia figlia maggiore di quattro figli.
Ho vissuto in una grande bella, famosa città e ho frequentato la migliore scuola cattolica in città.
Mio padre aveva un ottimo lavoro, eravamo benestanti.
I miei genitori erano una bella coppia. Erano innamorati. Ed erano felici.
Avevamo una bella casa, gli amici giusti, le macchine giuste, i vestiti giusti, l’ accento giusto.
Purtroppo qualcosa in questa vita "
perfetta"
in realtà non era perfetto.
Il nostro vicino era un pedofilo ed è capitato che i miei genitori si fidassero di questo uomo e spesso lasciassero me ed i miei fratelli in sua compagnia.Da quando avevo 5 anni fino all'età di 10 ricordo le morbosità di questa persona verso di me. I ricordi di questa esperienza sono stati dolorosi per molti anni.
Quando ho sentito che qualcosa non andava con lui avevo 11 anni e ho iniziato a evitarlo completamente e, naturalmente, ad avere risentimenti silenziosi e nascosti verso di lui. Purtroppo mi sentivo anche in colpa, paradossalmente.
Questa terribile esperienza è rimasta un segreto per molti anni.
Ho avuto il coraggio di parlarne solo con mio marito, per la prima volta, quando avevo 23 anni.
E poi, in seguito ai diversi psicoterapeuti.
Ora, grazie al recupero ed al mio cammino di Fede ho perdonato colui che abusò di me. Il perdono libera, il perdono guarisce!
Un'altra caratteristica di questa bambina era che era “innamorata” di suo padre. Lui era così bello con i suoi occhiali da sole e la sua macchina sportiva e poi lui era un capo, che aveva potere su così tante persone, aveva sempre ragione, tutto quello che faceva era buono e grande e perfetto.
Noi figli lo adoravano, ma avevamo anche paura di lui. Raramente ci ha picchiato, ma era estremamente severo, voleva che stessimo in silenzio quando eravamo a tavola insieme, voleva che ci comportassimo in maniera impeccabile.
Comunque mi sono sentita amata dai miei genitori, specialmente da mia madre che era dolce e premurosa, ho avuto ed ho tuttora un bellissimo rapporto.
Ho avuto un'adolescenza turbolenta. A 12 anni ho avuto la mia prima depressione. Poi hanno cominciato ad alternarsi periodi di euforia e periodi di depressione. (Ora so che questo si chiama disturbo bipolare).
Quando avevo 15 anni per quasi un anno ho fumato hashish e spesso esageravo con gli alcolici. Ho avuto diverse storie d'amore adolescenziali. All’inizio mi infatuavo, perdevo la testa, il pensiero del tale ragazzo riempiva tutta la mia mente, poi, quando riuscivo a farmi notare e a farmi amare, perdevo interesse e cominciavo a pensare ad un modo per lasciarlo. Generalmente la frase era “ti voglio bene ma non sono innamorata di te”. Dunque per me l’amare si riduceva al momento iniziale, al brivido dell’infatuazione, al capogiro ormonale.La prima volta che mi sono davvero innamorata avevo 18 anni e il mio ragazzo aveva la stessa mia età. Camminato sulle nuvole, lui era tutto per me. Era la prima volta nella mia vita che provavo sensazioni simili. Per tutto il tempo, sia in sua presenza che in sua assenza, provavo quella che Susan Peabody chiama “limerance”, è uno stato di desiderio sognante, staccato dalla realtà, una sorta di delirio amoroso, un amore passionale che annebbia la mente.. Quando ci siamo lasciati ho avuto un esaurimento nervoso. Ho perso il senso della realtà e sono stata ricoverata in una clinica per 20 giorni.Con tutta la famiglia ci trasferimmo dalla grande città in un luogo più tranquillo, in campagna. Continuai la terapia e lentamente tornai in me, ma ebbe inizio una depressione molto profonda. Mi mancava troppo il mio primo amore. Stavo così male.
Una sera ho tentato il suicidio. Avevo solo 19 anni.
Mio padre mi trovò e mi salvò la vita. Quello fu uno dei giorni peggiori della mia vita.

Quando avevo 23 anni ho conosciuto mio marito, bello, intelligente, leale. Sentivo di aver trovato la vita per la prima volta. Il mio cuore tornava a battere per qualcuno. Ero innamorata! E questo uomo era innamorato di me!
Una favola. Ci siamo sposati dopo 8 mesi e dopo un altro anno è nata una figlia meravigliosa. Tutto era perfetto.
Ma dentro di me qualcosa era ancora rotto e una vita familiare felice, non bastava a risolvere il problema.
A volte ero depressa per mesi e non sapevo il motivo.
A volte ero euforica e non sapevo il motivo.
Dopo l'episodio dei miei 18 anni non avevo seguito alcuna terapia, non sapevo neanche di averne bisogno.

Non ho finito gli studi universitari. Mio padre mi voleva a lavorare nella sua azienda.
Ho iniziato a lavorare con tanto entusiasmo, volevo “che il mio papà fosse orgoglioso della sua bambina”. Speravo tanto che finalmente mi avrebbe dimostrato il suo amore, la sua approvazione, dopo anni in cui era stato assente e non disponibile

Tutto questo ha reso mio marito geloso e una sorta di rivalità è iniziata tra mio padre e mio marito.
Ho lavorato per dieci anni con mio padre, alla fine avevo 33 anni e davvero non sapevo più chi ero, mi sentivo esausta, mi sentivo una perdente che non aveva avuto il coraggio di vivere la sua vita, ma viveva all'ombra di suo padre. Ero stanca. Volevo qualcosa di diverso.

Con mio marito e mia figlia mi sono trasferita in un'altra città, ho lasciato il lavoro di mio padre.
Ho dovuto trovare un nuovo lavoro.
Ho trovato un corso di inglese per interprete e traduttore. Sono stata selezionata. Il corso comprendeva uno stage in un paese di lingua inglese.
Indovinate un po’? In questa fase ho incontrato il mio PoA. (Person of Addiction = Persona dalla quale si è dipendenti).
Lui era diverso.
Era dolce.
Mi ha fatto sentire la donna più bella del mondo solo guardandomi.
Aveva tutto per colpirmi ed intrigarmi. Mi ha ricordato di mio padre. Era dolce. Era gentile. Era strano. Era pittoresco. Aveva una voce meravigliosa. Era bello. Era interessato a me.

Così il folle sogno è iniziato ....

Ho iniziato a mandare SMS, telefonare, spedire mail e il mio PoA, che è stato travolto dal mio comportamento, non sapeva cosa fare.
Ha scelto di non rispondere.

Quante lacrime per questo folle sogno. Ho iniziato a fantasticare, ero ossessionata in modo così profondo da essere praticamente sempre assente. Pensavo a lui costantemente, lo immaginavo, il sogno era così denso da sembrare reale.


Il Papa Giovanni Paolo II stava morendo in quel momento. Ho iniziato a pregare. E ho notato che dopo aver pregato l'ossessione diminuiva. Ho cominciato a pregare ogni giorno. Ho trovato la forza per smettere di scrivere mail al mio PoA.
E solo con la preghiera e la forza di volontà sono riuscita a controllare la mia dipendenza.


Ma la forza della dipendenza è così grande .........

Continuavo a cercare sue notizie su internet. Un giorno mi imbattei nel suo sito. C’erano le sue foto, notizie sulla sua vita, mi mancava come fosse stato l’uomo della mia vita ma in realtà ci eravamo appena conosciuti.

Ricominciai a scrivere mail disperate al mio PoA ,ma nessuna risposta ....

Quanta frustrazione, quanta senso di colpa, quanto dolore, quanta angoscia ......

Un dolore che non finisce mai. Non sapevo esistesse un dolore che non finisce mai. Esiste, si chiama dipendenza affettiva.

Ancora una volta, ero stata trascinata dai miei sentimenti in un luogo di una debolezza totale.

Non trovavo una soluzione al mio dolore, alla mia disperazione, più cercavo di contattare il mio PoA, più lui rimaneva in silenzio.

Un giorno ho pregato tanto, ho chiesto a Dio di farmi trovare la soluzione dentro di me, ho scritto questa preghiera e quel giorno ho trovato il sito LAA – Love Addicts Anonymous di Susan Peabody http://loveaddicts.org/

Quando ho trovato questo sito mi sono sentita come un naufrago che ha trovato un'isola. Dopo sei anni di dolore la mia pazzia aveva un nome: love addiction cioè dipendenza affettiva.

E c'erano altri come me, altri che avevano i miei stessi problemi, altri che erano riusciti a guarire da questa malattia.

Questa è stata la risposta alle mie preghiere.

Quando mi sono unita al forum ed ho iniziato la condivisione con i miei amici dipendenti affettivi, mi sono sentita completamente capita per la prima volta nella mia vita.

Dopo tanto dolore, ho sentito una grande gioia.

Non ero più sola.

La prima cosa che ho pensato è stata che ora che avevo finalmente trovato una soluzione volevo aiutare gli altri, ho sentito un grande affetto per tutte le persone che soffrono di dipendenza affettiva.

Così dopo due giorni stavo già lavorando per il sito che mi ha salvato salvato la vita, accogliendo i nuovi arrivati sul forum.

La forza del gruppo è fondamentale per aiutarci a superare ogni tipo di dipendenza.

Appena arrivata nel forum ho iniziato con la regola del “NO CONTACT”, “NESSUN CONTATTO”, (nessun contatto con il PoA significa tagliare ogni tipo di comunicazione anche solo visiva, quindi niente mail , sms, telefonate, segnali di fumo, visite al suo sito o profilo, sbirciate alle sue foto sul web) e scrivevo sul forum ogni volta che sentivo il bisogno di contatto.

Il “no contact” mi ha restituito la mia dignità in circa due mesi, mi ha ridato gran parte della mia chiarezza di mente.

Non mi consideravo più la "
stalker"
, io ero io di nuovo.
Non ero più ferita da umiliazioni, frustrazioni, confusione.

Ho iniziato a lavorare sui 12 passi.
Mi svegliavo alle 4 di mattina per leggere “il grande libro” degli alcolisti anonimi on line. Era il giugno 2009.
Ogni parola che leggevo era un balsamo, era una nuova speranza che avrei potuto combattere la mia dipendenza.
Ero sostenuta dalla mia forte fede in Dio, lo sentivo vicino a me.

Lavorando i 12 passi sono stata completamente onesta con me stessa, forse per la prima volta nella mia vita. Ho affrontato il mio passato, la mia infanzia, l’abuso, la mia debolezza, le mie paure.
E 'stato un percorso di guarigione dentro di me.

Ho avuto alcuni “slips” (scivoloni) durante il recupero (ogni tanto avevo la debolezza di scrivere mail al mio PoA) e mi hanno fatto sentire davvero male, perché ora sapevo che il comportamento era un atto non sano, era sbagliato e non mi faceva bene.

Ho avuto alcuni scivoloni anche a recupero inoltrato e mi hanno ricordato il potere di questa dipendenza.

Ora sono libera, il sito di Susan Peabody mi ha guidato verso la riscoperta di me e la guarigione ma soprattutto mi ha diretta verso la mano del Signore, che ci risponde sempre quando lo invochiamo.

Oggi dedico molto tempo alla preghiera ed al dialogo con il Signore. Pregare è come mangiare cibo spirituale, che nutre la nostra anima, ci fa sentire completi, felici, capiti, amati, appagati.

I miei strumenti di recupero:

1. Parlare nel forum con gli altri membri del gruppo, chiedendo e dando consigli.

2. Lavorare sui 12 passi con onestà e perseveranza.

3. Leggere tutte le informazioni preziose e le esperienze degli altri sul forum.

4. Leggere molti, molti libri, sulla dipendenza affettiva, è importante conoscere la nostra dipendenza, conosciamo noi stessi e ciò che ci fa stare male, in questo modo possiamo trovare gli strumenti per lavorare su noi stessi e combattere la nostra malattia. Anche leggere libri di spiritualità è stato importante per me.

5. La preghiera, il contatto con Dio, il dialogo con Dio. Trovare un modo per pregare e meditare, che dà forza e pace.

6. Terapia individuale.

7. Capire che siamo impotenti di fronte questa dipendenza, quindi possiamo solo arrenderci al Signore se vogliamo guarire. In ogni caso dobbiamo lavorare, leggere, studiare, agire, cambiare.

8. Possiamo cambiare, il cambiamento è possibile (Leggi “The art of changing” - "
L'arte di cambiare"
di Susan Peabody). Abbiamo il potere di cambiamento, che è il potere di guarigione.

9. Quando cominciamo a sentirci liberi dalla nostra dipendenza possiamo iniziare a conoscere e celebrare noi stessi. Questo è il nostro premio.


Da quel giorno, nel maggio 2009 ho lentamente ripercorso tutto il mio passato.
Ho finalmente capito cosa mi è successo negli anni '70, in quella bella, famosa città, quando i miei genitori erano lontani, in uno dei loro viaggi.
Ed ho capito che io non sono pazza, ma ho solo avuto un disturbo bipolare, a causa dello stress che ho dovuto soffrire quando ero un bambina
E che ho sofferto di una dipendenza affettiva perché ho creduto che un bel misterioso straniero, che mi ha ricordato mio padre, mi avrebbe salvato una volta per tutte da tutto il dolore sofferto nella mia vita.

Oggi, grazie a Dio, grazie al sito creato da Susan Peabody, ai libri, ai miei amici dipendenti affettivi, al mio impegno personale, sono guarita. E penso che ho dovuto vivere tutto questo. Ho dovuto essere molestata da bambina, ho dovuto trovare un PoA, ho dovuto soffrire così tanto per trovare, finalmente, la via di casa.
Sarò sempre grata a Susan ed al suo forum, per avermi salvato la vita.

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Re: La vera forza

Messaggio Da Love addict il Gio 14 Apr - 0:08

Grazie Luce per aver condiviso la tua difficile e dolorosa storia.

Che le tue parole e il tuo impegno siano da esempio a me e a tutti colori che leggono il forum. Sei una donna forte e coraggiosa. Leggerò Peabody, grazie dei consigli.

Il mio Poa continua a infestare i miei pensieri, distraendomi dal cammino di solitudine che per un po' devo percorrere, ora che devo fare i conti con me, col mio passato e col mio presente. Pur comprendendo le dinamiche e le motivazioni che mi hanno portato ad attaccarmi a lui, c'è una parte di me che resta ancorata lì, che pensa a lui, al riaverlo, al rivederlo, come ad un sollievo da questa sofferenza. E' solo astinenza. Lo so bene che è solo questo, ma c'è ancora qualcosa dietro di più forte e persistente del pensiero razionale, il mio vissuto.

I miei genitori vivevano insieme, e insieme a noi figli, ma non si parlavano mai. Non ricordo mai tra di loro un dialogo normale da marito e moglie. In famiglia a tavola e davanti alla tv regnava il silenzio se c'erano entrambi. Un silenzio pesante. Nelle rare volte in cui dovevano interagire era sempre molto brutto, volevano parole tremende, spesso arrivavano alle mani, o mio padre distruggeva qualcosa, e io speravo sempre che non dovessero mai più parlarsi. Preferivo il silenzio. Ho finito col tempo per schierarmi silenziosamente dalla parte di mio padre, pensavo avesse ragione lui, che mi dava affetto incondizionato e mi concedeva tutto quello che volevo, al contrario di mia madre che invece era quella cattiva, mi diceva spesso No, e secondo mio padre era solo "una buona a nulla, incapace e stupida". Povera donna. Ha subito tutta la vita le sue violenze. Capisco solo ora che anche lei era una dipendente affettiva, proprio come me. Ma non aveva i mezzi, il supporto, la forza di uscirne da sola.

Mio padre era un alcolista, nessuno ha mai pronunciato questa parola riferendosi a lui, è morto di cirrosi qualche anno fa. Aveva anche una storia parallela con un'altra donna che ha portato avanti per anni. Mia madre sapeva e sopportava, non con poca sofferenza. Nell'ultimo periodo della malattia mia madre si prendeva cura di lui con tutto l'amore che poteva avere per lui e mai per se stessa, e lui ancora la scacciava nel peggiore dei modi. Fino alla fine.

Nessuno doveva né voleva mai parlare della nostra situazione in casa. Quando da piccola andavo i fine settimana fuori da mio zio per stare con le mie cuginette vedevo altri tipi di famiglia. Tornavo a casa mia e piangevo, ma non sapevo bene perché.

Sono cresciuta sorridendo sempre molto poco, vestendo sempre di nero, ascoltando musica strana, dark, poi metal, punk, leggendo libri dell'orrore e amando sempre e solo il lato oscuro delle cose, sempre molto sola, chiusa nella mia cameretta. Poche amichette, un po' strane come me.

i mie primi fidanzatini sono stati storie molto brevi e superficiali, il primo Poa a 23 anni, è durata molto poco, ma ho pensato a lui spesso nei seguenti 10 anni di fidanzamento con un bravo ragazzo, che mi ha dato tutto l'affetto che mi era mancato, tutto quello che volevo, che mi ha innaffiata giorno per giorno, dandomi sicurezza, io che ero solo un piccolo fiore nero in balia degli eventi. Ma non sentivo di amarlo. Nè me la sentivo di lasciarlo. Cosa avrei fatto da sola? Sarei sopravvissuta? Ero troppo fragile per staccarmi. Intanto avevo perso mio padre. Ho passato un periodo durissimo. Ho trascinato la storia finché il suo dare per me è risultato troppo, lo trattavo male, non sopportavo la sua presenza, ero insofferente a lui, annoiata, volevo altre emozioni, l'ho lasciato per tornare dal primo PoA che però nel frattempo era diventato per me una persona troppo pericolosa, essendo peggiorato col tempo il suo stato psichico. E' stato lui ad allontanarsi subito. E lo devo solo ringraziare per questo. Non so se avrei avuto la forza di allontanarmi. Siamo anche poi col tempo riusciti a mettere su un rapporto di amicizia.

Dopo pochissimo, come un fulmine, è comparso lui, il PoA presente, di cui ho scritto nel primo messaggio. E' iniziata come un gioco ed è diventata un'ossessione. Ieri sera ho rischiato di incontrarlo, c'erano dei suoi amici in un bar e lui avrebbe potuto essere lì con loro. Oggi il pensiero mi tormenta.

Dopo aver scritto, per la prima volta qui la mia storia per intero, mi sento già meglio. Condivisione e apertura. Mi dispiace per tutti quelli che, come mia madre, non hanno i mezzi per capire cosa gli succede, che vivono una vita intera nella sofferenza, e difficilmente ne escono. O per coloro che non vogliono neanche vedere.

Grazie...

















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Re: La vera forza

Messaggio Da admin il Gio 14 Apr - 10:25

Grazie a te Love per esserti aperta cosi' a noi! E grazie per la tua testimonianza!

Sicuramente sai che moltissimi love addicts - dipendenti affettivi sono figli di alcolisti, anche la tua storia, come la mia è un po' un prototipo di antefatto da dipendenza affettiva :-) e sara' un esempio per tanti che leggeranno il forum. Se mi scrivi privatamente : finedipendenza1@gmail.com potro' consigliarti eventualmente gruppi da seguire nella tua zona, se lo desideri e se sono presenti.

E' bello che tu sia qui ora, a prenderti cura di te, con tanto coraggio, a volerne uscire. Ce la farai, lo so.

Grazie a te, di cuore....

Luce

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