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Messaggio Da admin il Sab 15 Set - 12:19

OSSESSIONE D'AMORE:
LA DIPENDENZA AFFETTIVA



L’amore, rappresenta il bisogno e la capacità di trascendere noi stessi e, insieme ad un altro, creare una realtà nuova. Talvolta, quando si altera l'equilibrio tra il dare e il ricevere, tra il proprio confine e lo spazio condiviso, l'amore può trasformarsi, invece che in un'occasione di crescita e arricchimento, in una gabbia senza prospettive di fuga, con pareti fatte di dolore. Questo è quello che succede quando si scivola nella dipendenza affettiva. La dipendenza affettiva è una forma patologica di amore caratterizzata da assenza cronica di reciprocità nella vita affettiva, in cui l'individuo, “donatore d'amore” a senso unco, vede nel legame con un altra persona, spesso problematica o sfuggente, l'unico scopo della propria esistenza e il riempimento dei propri vuoti affettivi.
Non sempre la differenza tra amore e dipendenza affettiva è netta. Può addirittura accadere che i due fenomeni si confondano.

La chiave di distinzione sta nel grado di autonomia dell'individuo e nella sua capacità di trovare un senso in se stesso. Diversamente da quanto comunemente si crede, l'amore nasce dall'incontro di due unità, non di due metà. Solo per si percepisce nella sua completezza è possibile donarsi senza annullarsi, senza perdersi nell'altro. Chi è affetto da dipendenza affettiva, non essendo autonomo, non riesce a vivere l'amore nella sua profondità e intimità. La paura dell'abbandono, della separazione, della solitudine generano un costante stato di tensione. La presenza dell'altro non è più una libera scelta ma è vissuta come una questione di vita o di morte: senza l'altro non si ha la percezione di esistere. I propri bisogni e desideri individuali vengono negati e annullati in una relazione simbiotica.

La dipendenza affettiva, diversamente da quanto a volte si manifesta all'evidenza, non è un fenomeno che riguarda una sola persona, ma è una dinamica a due. A volte il partner del “dipendente affettivo” è un soggetto problematico, che maschera la propria dipendenza affettiva con una dipendenza da droga, alcol o gioco d'azzardo. In questo caso i problemi del compagno diventano la giustificazione per dedicarsi interamente all'altro bisognoso, non prendendosi il rischio di condurre un'esistenza per sé.
Altre volte la persona amata è rifiutante, sfuggente o irraggiungibile, per esempio sposata o non interessata alla relazione. In entrambi i casi quello che seduce è la lotta: la dipendenza si alimenta del desiderio di essere amati proprio da chi non ci ricambia in modo soddisfacente, e cresce in proporzione al rifiuto, anzi se non ci fosse quest'ultimo, il presunto amore non durerebbe.
La persona che ha una dipendenza affettiva di solito soffoca ogni desiderio e interesse individuale per occuparsi dell'altro ma inevitabilmente viene delusa e il suo amore prende la forma del risentimento. Allo stesso tempo non riesce ad interrompere la relazione, in virtù di ciò che definisce “amare troppo”, non rendendosi conto che questo comportamento distrugge l'amore che richiede invece autonomia e reciprocità.


Nella dipendenza affettiva, ciò che viene sperimentato come amore diventa una droga. I sintomi della dipendenza sono gli stessi :
•ebbrezza : il soggetto prova una sensazione di piacere quando sta con il partner, che non riesce ad ottenere in altri modi e che gli è indispensabile per stare bene.
•tolleranza: il soggetto cerca dosi di tempo sempre maggiori da dedicare al partner, riducendo sempre di più il proprio tempo autonomo e i contatti con l’esterno
•astinenza: il soggetto sente di esistere solo quando c'è l'altro, la sua mancanza lo getta in uno stato di allarme. Pensare la propria vita senza l'altro è inimmaginabile. L'altro è visto come l'unica fonte di gratificazione, le attività quotidiane sono trascurate, l'unica cosa importante è il tempo trascorso con l'altro.
•incapacità di controllare il proprio comportamento: una riduzione di lucidità e capacità critica che crea vergogna e rimorso e che in taluni momenti viene sostituita da una temporanea lucidità, cui segue un senso di prostrante sconfitta e una ricaduta nella dipendenza ,che fa sentire più imminenti di prima i propri bisogni legati all’altro. Questi processi si colorano di rabbia e senso di colpa

Inoltre, a differenza delle droghe, che sono più facilmente disponibili, si può generare una paura ossessiva di perdere la persona amata, espressa con gelosia e possessività, che si alimenta smisuratamente ad ogni piccolo segnale negativo che si percepisce.
La posizione paradossale che caratterizza la dipendenza affettiva è: “non posso stare con te” (per il dolore in seguito a umiliazioni, maltrattamenti, tradimenti) “ne senza di te”, (per l'angoscia al solo pensiero di perderti).

La dipendenza affettiva affonda le sue radici nel rapporto con i genitori durante l'infanzia. Le persone dipendenti da bambini hanno ricevuto il messaggio che non erano degni di essere amati o che i loro bisogni non erano importanti. Queste persone di solito provengono da famiglie in cui i bisogni emotivi sono stati trascurati in virtù dei bisogni materiali. La crescita copre la ferita, ma la lascia insanata. Attraverso l'identificazione con il partner le persone dipendenti cercano di salvare se stessi e colmare le proprie carenze affettive. Nella vita di coppia si riattribuiscono, più o meno inconsapevolmente, un ruolo simile a quello vissuto con i genitori, nel tentativo di cambiare il finale. L'assenza della possibilità di sperimentare una sensazione di sicurezza nell'infanzia genera il bisogno di controllare l'altro, nascosto dietro un'apparente tendenza all'aiuto.
Il principale problema nella risoluzione delle dipendenze affettive è l’ammissione di avere un problema. Esistono, infatti dei confini estremamente sottili tra ciò che in una coppia è normale e ciò che diviene dipendenza.

La difficoltà nell’individuazione del problema risiede anche nei modelli distorti di amore che possono far ritenere determinati abusi e sacrifici di sé come “normali”.
Spesso, paradossalmente, è la “speranza” che fa sopravvivere il problema e che tende a cronicizzarlo: la speranza in un cambiamento impossibile, soprattutto in un contesto relazionale in cui si sono consolidati dei copioni da cui è difficile uscire. Così, paradossalmente, l’inizio del cambiamento arriva quando si raggiunge il fondo e si sperimenta la disperazione, che rappresenta la possibilità di sotterrare le illusioni che hanno nutrito a lungo il rapporto patologico.
E' questo il momento in cui si è più disposti a chiedere aiuto, e può essere l'occasione per iniziare un percorso psicologico di cambiamento, finalizzato alla costruzione di legami sentimentali più appaganti.





Concetto di sé e difficoltà relazionali



Il concetto che abbiamo di noi stessi inizia a crearsi già dai primi mesi di vita, a partire dalle prime relazioni. Costruiamo, infatti, le prime percezioni di noi dal modo in cui gli altri ci percepiscono e dal modo in cui ci percepiamo nel rapporto con gli altri.
Le risposte da parte delle figure significative dell’infanzia rispetto alle iniziative del bambino costituiscono la base per le sue aspettative future nella relazione con il mondo. In rapporto alle diverse esperienze di sé con gli altri, che in seguito si integrano in funzione dei ruoli ricoperti nella società allargata, si crea la propria identità che tende successivamente ad autoconfermarsi, assumendo una certa stabilità, infatti, ciò che pensiamo di noi stessi influenza il nostro comportamento e quindi innesca specifiche reazioni da parte degli altri. Un bambino che rappresenta se stesso come degno di amore e di importanza e gli altri come rispondenti ai suoi bisogni, da adulto si comporterà di conseguenza, sicuro di ricevere amore e supporto nelle relazioni. Se c’è stata una cattiva sincronizzazione tra le risposte del bambino e del genitore, (forse per una difficoltà del genitore ad interagire col bambino a causa di propri problemi o un periodo critico) il bambino può rappresentarsi come non degno di attenzioni e costruire un’immagine negativa di sé che successivamente tenderà a confermarsi nelle relazioni successive.
In questo modo se una persona si forma un concetto di sé negativo tenderà a confermarlo rimanendo intrappolato in un sistema che si autoalimenta, creando una serie di profezie che si autoavverano;
questa è la base su cui si possono costruire problemi nelle relazioni, come le continue delusioni nelle storie d’amore, la tendenza ad isolarsi o la difficoltà ad aprirsi e comunicare le proprie emozioni. Per esempio, un’eccessiva timidezza nelle relazioni può essere legata ad un concetto negativo di sé (non mi merito di essere considerato) e ad aspettative negative verso le risposte degli altri (mi rifiuteranno, mi derideranno) che portano all’isolamento o ad approcci sociali maldestri destinati a fallire. Oppure, la convinzione di non essere degno di amore e rispetto può essere trasmessa al partner il quale ci tratterà di conseguenza, confermando la nostra aspettativa (“anche lui si accorge che non valgo”)

Esempio di circolo del sé:
Concetto di sé: fragile, bisognoso, inadeguato (io non sono ok, gli altri sono ok)
Bisogni: bisogno di essere accudito, bisogno di proteggersi, sopprime la rabbia per paura che possa allontanare gli altri
Aspettative: di essere respinto, abbandonato, di fallire,
Comportamenti: Agisce timidamente, evita gli altri, non si impegna nelle relazioni
Impressioni altrui: da l’impressione di essere una persona bisognosa
Risposte degli altri: evitamento o accudimento
Percezioni:seleziona le risposte negative degli altri e non prende in considerazione i segnali di accettazione
Interpretazioni: Gli altri non mi stimano, non sono degno di amore
Reazioni emotive: tristezza, senso di solitudine

Lo psicoterapeuta può aiutare l’individuo ad osservarsi nelle relazioni e divenire consapevole del messaggio che da di sé, in modo da poter accedere al proprio concetto profondo di sé per cambiarlo.

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Re: Articolo dal web

Messaggio Da penelope il Sab 15 Set - 13:04

Luce, questo articolo mi ci voleva proprio!! grazie tante, ti abbraccio :)

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Re: Articolo dal web

Messaggio Da cyrano il Sab 15 Set - 15:29

GRAZIE Luce. Articolo meraviglioso che la dice lunga su cosa sia una dipendenza. Diventare consapevoli della nostra malattia ci aiuta a dare nome a quel misto di delirio infame che ci ha accompagnato durante lo svolgimento della nostra vita. Malattia che non è irreversibile. Anzi. Ci vuole impegno e costanza per uscire da una valanga di ingiustizie attuate inizialmente da altri contro di noi e perpetuate da noi nel corso della nostra vita perché, non conoscendo altro modo di amare, abbiamo confuso l'amore con l'annullamento nell'altro.
Penso che il cammino verso la consapevolezza passi attraverso il sentiero arduo della conoscenza, non importa quanto tempo ci si metta, l'importante è arrivare fino in fondo.
Perdonandoci in primo luogo senza aggiungere inutili castighi a noi stessi per dolori di cui non siamo responsabili poiché la vita ci ha già castigato a sufficienza. Dobbiamo dare a noi stessi quella "
carità"
di cui persone indegne si sono appropriate indebitamente. L'effetto è l'inizio di una storia d'amore nei nostri confronti che sapremo riversare in modo sano agli altri. Come tu su questo forum ci stai insegnando. Grazie Luce.

cyrano

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Re: Articolo dal web

Messaggio Da penelope il Sab 15 Set - 16:52

caro cyrano, le tue parole mi hanno commossa.Prima caritas incipit ab ego. E' proprio questa la chiave del nostro recupero. Come scrivevo in un precedente post, io mi ritrovo impantanata sul quarto passo, quello che parla di corraggio. Sono sicura che tu possa capire quanto coraggio mi ci voglia per superare tutte le ingiustizie che mi sono state inferte in passato, e che purtroppo subisco anche oggi. Non sono guarita, ne ho preso consapevolezza proprio in questi giorni. Ma meditando e soffrendo ho anche visto in faccia le mie virtù, le risorse da cui partire per raggiungere la luce. Ho scoperto di avere una qualità assai rara di questi tempi: IL CORAGGIO DEI PROPRI SENTIMENTI!! oggi mi sono guardata allo specchio e mi sono detta:"
non importa se ti deluderanno o feriranno piangi pure ma non perdere mai questo coraggio"
e non lo voglio fare per gli altri ma per me stessa!! Perchè se trovo il coraggio di vivere il dolore avrò anche il coraggio di vivere la gioia, se e quando Dio o vorrà. Ti abbraccio

penelope

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Re: Articolo dal web

Messaggio Da admin il Sab 15 Set - 16:52

Grazie Penelope e Cyrano, mi avete fatto piangere.

Io ho vinto la dipendenza da un amore fantasma per un Poa che esisteva al 99% solo nella mia fantasia. Ma sono ancora in cammino, ho ancora molto da imparare su me stessa, ho ancora molte paure da sconfiggere e molto amore da riuscire a darmi. Voi mi state aiutando in tutto questo!

un abbraccio forte,

Luce

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Re: Articolo dal web

Messaggio Da Pucca il Ven 9 Nov - 12:34

Leggere questo articolo mi ha scossa molto, per il discorso dell' infanzia e di come ci creiamo una rappresentazione di noi stessi in base alla risposte degli altri.
Sento dentro in modo chiarissimo che ancora adesso, in ogni interazione che ho con le persone che mi circondano, cerco di modificare, integrare la mia percezione di me stessa, aspettandomi comunque delle risposte negative, di rifiuto o derisione, e non fidandomi di quanti invece hanno risposte positive.
Le ritengo quasi sempre non sincere, superficiali, dettate dalle convenzioni sociali. Perchè cerchiamo di cambiare la nostra percezione di noi, ma selezioniamo e ci concentriamo sulle risposte negative?
Bramiamo amore più dell'aria, ma quello che ci viene offerto non lo sappiamo riconoscere?
Grazie per questo spunto Luce.

Pucca

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